Apriamo le porte al Mafe


Il museo archeologico di Ferrandina è stato inaugurato il 30 settembre 2021 grazie a vari enti come la soprintendenza archeologica, il dipartimento di Scienze Umane DISU dell’UNIBAS (Università degli Studi della Basilicata) e dal Comune, che si sono uniti per partecipare al bando GAL 2020, un progetto finalizzato alla valorizzazione dei territori rurali. Tra coloro che hanno reso possibile l’apertura del museo ci sono il soprintendente F. Canestrini, la funzionaria della soprintendenza S. Di Gregorio, la restauratrice I. Trombone, il prof F. Donnici, la prof. M. C. Monaco, il prof F. Panarelli, il dott. A. Pecci, il consigliere A. Giasi e l’assessore A. Zizzamia (ex amministrazione Martoccia). Il museo è organizzato in quattro sale. Nella prima sala, la “sala arcaica”, sono esposti due corredi funebri, uno maschile e uno femminile, risalenti all’VIII secolo a.C., appartenenti a due delle ventuno tombe indagate fino ad ora dal progetto FARCH (Ferrandina Archeologica), ritrovate nel territorio di S. Antonio Abate.

Pelike del IV secolo a.C. facente parte di un corredo funebre femminile. Località San Giovanni

Nella seconda sala, la “sala lucana”, sono presenti altri due corredi funebri risalenti al IV secolo a.C., ritrovati in un ex insediamento fortificato che si trova tra Ferrandina e Salandra, il Pianoro di S. Giovanni. Nella terza sala, dedicata a Uggiano, ci sono numerosi strumenti multimediali messi a disposizione del visitatore per permettergli di effettuare un viaggio virtuale nel territorio cittadino. Questa sala è stata curata dalla società Effenove di Potenza. La quarta sala è dedicata a Ferrandina e al suo territorio, in particolare alla coltura e cultura dell’ulivo.

Lastra pressoria frantoio oleario del IV secolo a.C. Località Sant’Antonio

Alcuni dei reperti esposti nel museo sono corredi funebri maschili e femminili, che si distinguono per il contenuto, infatti nei corredi maschili di solito vengono ritrovate armi, in quelli femminili è più facile trovare gioielli come armille e collane in vaghi di ambra, le olle, vasi di grandi dimensioni che servivano a contenere cereali, vino, acqua o olio, i cantaros, vasetti attingitori che venivano utilizzati per prendere il contenuto delle olle, i lekythos, vasi di piccole dimensioni che servivano a contenere oli profumati, i pelike, vasi che servivano a contenere liquidi, delle oliere dette guttus, un cinturone in bronzo, delle presse olearie, e i carporesti, noccioli di olive carbonizzati risalenti al IV secolo a.C.

Gioielli in bronzo ritrovati in un corredo funebre femminile dell’VIII/VII secolo a.C. Necropoli Sant’Antonio

Il museo è gestito dal Comune di Ferrandina ed attualmente le visite sono disponibili soltanto su prenotazione, che va effettuata sul sito civicomafe.it. Prossimamente il museo sarà aperto tutti i giorni dalle 16 alle 19 ed il fine settimana anche la mattina dalle 10 alle 13. Il progetto FARCH è nato grazie alle campagne di scavo universitarie nei periodi estivi a cui hanno partecipato gli studenti del dipartimento DISU della sede dell’UNIBAS di Potenza e gli studenti del Dipartimento DICEM (Dipartimento della Cultura mediterranea ed europea) della sede dell’UNIBAS di Matera. Negli anni 2006 e 2007, durante la costruzione di tubature che dovevano arrivare al torrente Vella, che passavano per il territorio di S. Antonio Abate, è stato ritrovato un frantoio oleario risalente al IV secolo a.C. Nel 2018 gli archeologi che hanno dato vita al progetto FARCH si sono spostati di 500 m in linea d’aria e hanno trovato una necropoli risalente all’VIII a.C. I reperti esposti provengono tutti da scavi archeologici effettuati nel territorio ferrandinese. Gli archeologi studiano la cultura di un popolo antico attraverso i reperti: effettuano analisi preventive avvalendosi dell’utilizzo di fonti scritte antiche o di studiosi più recenti, poi eseguono analisi aeree utilizzando fotografie antiche scattate durante il periodo delle guerre mondiali o i droni per poi compiere delle ricognizioni, cioè delle ricerche di cocci sulla superficie del terreno, prima di passare agli scavi veri e propri. Gli alunni della classe 3^A del Liceo Scientifico di Ferrandina hanno intervistato Antonio Cirigliano, dottore dell’indirizzo archeologico dei beni culturali.

Gli alunni della 3^A


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