Come sarebbe bello se la scuola fosse a colori?


Uno studio ha dimostrato che lavorare in un ambiente artistico aumenta la produttività e la creatività di coloro che lo vivono. Per questo motivo, l’obiettivo del liceo scientifico di Ferrandina è abbellire il luogo dove gli alunni trascorrono la maggior parte delle loro giornate. Perciò, grazie all’aiuto della docente di arte, Caterina Prisco, la classe quinta ha reinterpretato delle opere di alcune correnti artistiche, quali il romanticismo e l’impressionismo. Ne seguono alcune:

Alea Ragone

Ho usato come base ideale, il dipinto di Delacroix “La Libertà che guida il popolo”, mantenendo la struttura prevalente piramidale e lo sfondo. Tuttavia ho reinterpretato il resto, adattando l’opera ai giorni d’oggi. Il titolo del mio disegno è “L’Ignoranza che guida il popolo”, perché rappresenta la popolazione attiva in una rivolta no vax e neofascista. Un particolare è che al posto dei palazzi nello sfondo, ho disegnato la CGL, per ricordare l’attacco violento alla sua sede da parte dei manifestanti. Molto importante è il colore delle magliette dei manifestanti impegnati a fare il saluto fascista che troviamo in basso a destra: sono vestiti come le persone nei campi di concentramento ai tempi della seconda guerra mondiale. La cosa paradossale è che loro, neofascisti, dichiarano di trovarsi in una dittatura, interpretandola negativamente, quando sono loro i primi a volere questo tipo di governo.



Michela Rossi

Ho realizzato il dipinto con acrilici su tela.

Ho scelto di reinterpretare “La scuola di danza” di Edgar Degas, realizzato nel 1873-1875 e conservato al Musée d'Orsay di Parigi. Ho intromesso nella scena una ballerina di danza moderna intenta a lanciare una palla da basket in un canestro, per rappresentare la celebre posa del marchio Jordan che è lo stesso delle scarpe che indossa. Le ballerine dell’autore impressionista, però, non sembrano sorprese: l’arte è eterna.



Andrea Patrone

Ho reinterpretato il dipinto “ Fuga da Parga” del pittore romantico Francesco Hayez in chiave moderna. La fuga degli abitanti di Parga dalla loro stessa città diventa nella mia visione quella del popolo afgano, costretto ad abbandonare la propria nazione oppressa dalla guerra per sopravvivere; dunque la città sulla montagna rappresenta figuratamente il cuore della nazione afgana, lasciato dai propri abitanti in lacrime a causa della guerra. Tuttavia vuole trasparire dalla composizione un messaggio di speranza: finché si combatte per la vita vi è sempre un barlume di luce in fondo al tunnel.



Gerhard Pirretti

Per realizzare questo disegno ho utilizzato matite colorate, gessetti e carboncino. Ho deciso di reinterpretare il viandante sul mare di nebbia, trasformandola in una denuncia all'impatto negativo dell'uomo sulla natura. Al posto del mare di nebbia ci sono gas inquinanti e la natura è deturpata da strutture e rifiuti abbandonati. L'albero e lo spazio verde sottostante rappresentano una speranza per la natura e l'uomo, che tuttavia è destinata a sparire nel caso l'uomo continuasse con politiche energetiche e industriali non sostenibili verso la natura.


Giuseppe Ambruso

Friedrich realizzò il celebre “Viandante sul mare di nebbia” nel 1818. L’intento dell’autore, coerentemente con il pensiero e le ideologie del Romanticismo, era quello di rappresentare l’uomo che osserva l’immensità del paesaggio naturale e che si sente immerso in esso. Durante l’epoca romantica si diffuse un desiderio di controllo, di sopraffazione ai danni della natura da parte dell’uomo. Quel desiderio è diventato nell’epoca moderna una apparente realtà. L’uomo è giunto a realizzare cose impensabili dalle antiche società. L’uomo moderno è artefice di uno sviluppo sensazionale che però ha avuto un danno collaterale, la natura. Quest’ultima, tuttavia, è una vittima apparente, poiché l’uomo crede di averla sopraffatta, ma non è così, essa detiene nelle proprie mani un controllo velato sull’umanità. La particolarità e la complessità di queste tematiche mi hanno condotto a scegliere l’opera di Friedrich come opera da reinterpretare. Nella foto è possibile cogliere la figura del viandante in primo piano, il quale è posto su un altura terrosa. Il personaggio osserva un area metropolitana, una città all’avanguardia. Nella mia versione il personaggio principale non si sente immerso, coinvolto nel paesaggio osservato, come invece accade nell’ opera di Friedrich. L’unico elemento che preserva quella semplicità naturale primordiale è il sole al tramonto, volendo rappresentare che la natura, la semplice e genuina natura è giunta al tramonto per far spazio al moderno, per far spazio alla città che si illuminerà al calar del sole. Il viandante da me rappresentato allude all’uomo odierno che ha così fortemente voluto il progresso, l’ha ottenuto, ma ne ha perso il controllo. L’uomo moderno non controlla più qualcosa che egli stesso ha creato. Dunque, quale miglior titolo se non “Il Viandante spaesato”.



Mariapia Russo

In un’unica tela sono presenti due opere: quella di Caspar David Friedrich con il “Viandante sul mare di nebbia” e quella di Vincent Van Gogh con la “Notte stellata”. Anche se appartenenti a due periodi artistici differenti, quali esseri umani, vogliono manifestare “all’altro” i loro stati d’animo provocati dai fenomeni estremi dell’ambiente naturale attraverso cui si esprimono sensazioni contrastanti, forti e misteriose che l’uomo di spalle, nel quale ognuno di noi può immedesimarsi, prova solo contemplando i grandiosi spettacoli che la natura sa offrire.

"Ognuno di noi è un viandante che ogni volta sa essere sorpreso dalla natura, nostra casa"

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