Lettera informale agli studenti

27/01/2022

A tutti gli studenti dell’IIS Bernalda-Ferrandina, sede di Ferrandina


Cari ragazzi e ragazze,

penso sappiate tutti che giorno è oggi, il suo significato e il motivo per cui viene ricordato ogni anno; tuttavia dietro ad una semplice data come questa vi è ben altro: un dolore incontenibile, la negazione stessa della vita, l’umiliazione di tutti quei valori a cui oggi si inneggia con fin troppa leggerezza. La frase che viene più volte ripetuta durante questo terrificante anniversario è “Bisogna ricordare, affinché quello che è successo non accada di nuovo”; ricordare però, non è sufficiente. Bisogna sentire, immedesimarsi, pensare ed avere paura, avvertire la fine, capire che i tuoi sogni non verranno mai realizzati, che la tua famiglia andrà incontro a fine certa, che tu, la stessa persona che fino a pochi giorni prima andava a scuola, usciva con gli amici, cenava fuori, si divertiva, ora, nel giro di pochi istanti, non vale più, non conta più nulla, bensì va eliminata, come un brufolo che corrompe il volto perfetto dell’umanità. Soltanto se, anche solo per pochi minuti, ognuno di noi avesse il coraggio di pensare a tutto questo orrore riversato su se stesso, capirebbe che quello che è successo, o meglio che si è lasciato succedere, non può e non deve riaccadere. Sta a noi stabilire le condizioni in cui vogliamo vivere e il mondo in cui cresceranno i nostri figli; questo mondo, quello che dobbiamo proteggere, non deve essere perfetto; deve però garantire a tutti la possibilità di scegliere e la dignità di vivere. E’ per questo che dobbiamo combattere. Nulla viene chiesto, soltanto la consapevolezza da parte di tutti che la realtà può essere cambiata, e la promessa di non lasciare mai, come fecero invece gran parte dei nostri bisnonni, che una cosa del genere accada di nuovo. La prossima volta il sangue versato potrebbe essere il nostro o, peggio ancora, potremmo essere noi a lasciare che questo venga versato. Ci si accorge dell’importanza della libertà solo quando la si perde, proprio come i 58 ragazzi ebrei frequentanti il liceo Visconti a Roma, espulsi come cani dall’istituto da un giorno all’altro, dagli stessi docenti che prima ne tessevano le lodi, ora incapaci di ribellarsi, colpevoli. Oggi in bella vista nell’atrio del liceo Visconti c’è un monumento funebre, con tutti i nomi di quelli; il bidello di solito cambia i fiori una volta a settimana, ogni tanto persino lo spolvera. Magari oggi, magari in questo stesso momento, qualcuno su quel monumento ci piange. Piange su dei nomi. Un nome inciso in cambio di una vita non è uno scambio equo. Quelle vite sarebbero potute essere le nostre e forse, a distanza di anni, qualcuno avrebbe anche pianto sul nostro monumento. Le lacrime, però, non resuscitano i morti. Combatti sempre per la tua libertà. Non ti disunire.


Il Rappresentante D’Istituto

Andrea Patrone



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