Violenze e femminicidi: ciò che tace rimane nell’ombra

Aggiornamento: 28 gen


Il 25 novembre ricorre la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, un tema molto dibattuto negli anni che non ha però portato ad un effettivo cambiamento. Secondo alcuni studi, in Italia, nel 2021 si sono verificati 103 femminicidi, ciò vuol dire che da gennaio è deceduta una donna ogni 3 giorni circa. Ma di chi può essere la colpa? In primis dello Stato, che invece di dare il buon esempio, si mostra disinteressato come è accaduto il 22 novembre, giorno in cui la ministra Elena Bonetti ha discusso della mozione contro la violenza sulle donne, infatti, a darle ascolto erano presenti solo 8 deputati su 630. Come può una donna sentirsi tutelata dal suo Paese quando giorno dopo giorno vengono chiusi centri anti-violenza, quando la stessa comunità mostra un atteggiamento di abbandono e di indifferenza, quando le viene attribuita la colpa di tutto? Purtroppo, molte donne non hanno neppure il coraggio di denunciare o perché non dispongono di supporti economici dallo Stato o per paura di essere sottoposte a dei giudizi e di conseguenza escluse dalla società. La colpa tuttavia, può essere anche investita ai social, basti pensare a Telegram, in cui si è soliti creare gruppi dove vengono condivisi contenuti pornografici, spesso coinvolgendo ragazze che non sono consenzienti. Allo stesso tempo i social sono anche uno strumento di oggetti sensibilizzanti attraverso cui sono anche esposte delle testimonianze. È il caso dell’influencer Teresa Langella che scrive: “Oggi in quell’aula ho guardato dritto negli occhi il giudice e raccontare come mi sono sentita, mi ha resa libera. Un medico chirurgo mi ha molestata utilizzando il suo ruolo per approfittare di me[...]Il tempo non ha cambiato nulla. La soluzione è stata gridare “basta!”, chiedo scusa a me stessa per essermi sentita sbagliata, quando ad esserlo era qualcun altro”. È una tematica affrontata anche dalla TV, per esempio dal programma “Le iene”, che qualche giorno fa ha mandato in onda un servizio in cui riportava l’ipotesi di reato di violenza sessuale commessa dal ginecologo di Bari, Giovanni Miniello, scatenando una bufera massmediale. Questo, suggeriva alle donne di avere un rapporto sessuale con lui, con la scusa di avere un vaccino contro il Papilloma Virus, potendole così bonificare e addirittura in alcuni casi prescriveva questa “cura” pur non essendo affette da questa malattia.

Un’altra iniziativa intrapresa dai social, per esempio Tik Tok, è quella di ideare un gesto con la mano in modo tale che coloro che non si sentano al sicuro di parlare in presenza di abusatori o partner e famigliari violenti, possano comunque esprimere la condizione in cui si trovano. Tutto questo ci deve far pensare che non basta solo un giorno per ricordare la sofferenza, l’infelicità, il dolore, la paura, lo sconforto che costantemente affliggono le donne e inoltre non basta esporre i simboli di questa giornata, come le scarpette rosse o delle panchine, ma conta ciò che una persona fa concretamente per aiutarle.

Non basta dipingersi il solito segno rosso sul volto per poter prevenire questi abusi sia fisici che verbali, quando le stesse persone che combattono contro questo sono le prime a compiere queste azioni.

Non basta regalare rose e poi praticare su di loro violenza verbale e psicologica che fa perdere dignità alla donna tanto quanto quella fisica. Purtroppo questo argomento è fin troppo vasto e importante per essere riassunto in un solo articolo


(Gli alunni della 4°A)



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